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Il Caso Bongiorni: La Ferocia del Branco e l’Illusione di un Mondo Giusto

Giacomo Bongiorni

Quanto accaduto a Massa è difficile da liquidare come un tragico evento frutto del caso. Nelle grandi città italiane la violenza urbana imperversa, intrecciandosi con fenomeni come l’immigrazione incontrollata e le dinamiche delle seconde generazioni. Il tutto andrebbe indagato con spietato realismo, non attraverso la lente deformante di chi etichetta come ‘razzista’ anche il solo tentativo di riflettere sul problema.

L’integrazione fallita o assente crea sacche di alienazione dove il contratto sociale moderno decade. Rifiutare l’assimilazione ai valori della società ospitante genera gruppi marginalizzati che, non avendo accesso alle gerarchie di status tradizionali, regrediscono a dinamiche di dominanza tribale per ottenere riconoscimento. Inoltre, l’ingresso di persone che provengono già alla radice da contesti degradati o segnati da profondi traumi non fa che peggiorare la situazione.

Riflettere su questi punti è legittimo: ignorare le incompatibilità culturali e la biologia comportamentale in nome di un idealismo morale significa esporsi a vulnerabilità sistemiche potenzialmente letali. Questa, tuttavia, resta solo la cornice, che qui non si intende approfondire, ma che costituisce il contesto di una tragedia in cui due codici sociali incompatibili collidono nello stesso spazio fisico; l’esito è invariabilmente la sopraffazione fisica. È in questo preciso perimetro che si consuma la tragedia di Massa.

La Dinamica dell’Evento

Una giornata come le altre, trascorsa tra gli affetti familiari e conclusasi nel centro di Massa dopo aver assistito a uno spettacolo teatrale. Mentre Giacomo Bongiorni consuma un panino in piazza Felice Palma con la compagna e il figlio undicenne, la quiete viene interrotta dalla vista di un gruppo di giovani intenti a lanciare bottiglie contro la vetrina di un negozio.

Poi quelle parole, pronunciate inizialmente dal cognato di Giacomo — l’invito a smettere di lanciare vetri e a rispettare il decoro della piazza — sono il trigger. Il richiamo alla civiltà innesca una reazione violenta e immediata: il gruppo si scaglia prima contro il cognato di Bongiorni, colpendolo duramente, e poi sullo stesso Giacomo quando tenta di intervenire in sua difesa. Un pugno sferrato da un diciassettenne lo fa stramazzare al suolo, ma la furia del branco non si placa, continuando a infierire con calci e pugni sull’uomo ormai inerme, il tutto sotto gli occhi del figlio di 11 anni.

L’inchiesta ha individuato cinque giovani: tre minorenni e due maggiorenni di origine rumena. Si parla di un “branco” che ha agito in modo predatorio, muovendosi con una ferocia sproporzionata rispetto al trigger iniziale. Eppure, tra le righe degli interrogatori, emerge l’assurda pretesa di normalità: uno degli indagati ha ammesso di aver sferrato un calcio alla testa di Giacomo mentre era già a terra, definendolo però un gesto “modesto”, dettato dalla rabbia e privo di volontà omicida.

Se colpire con un calcio alla testa un padre inerme, davanti agli occhi del proprio figlio di undici anni, non qualifica un individuo come un brutale assassino, allora non so che bisogna fare per meritare tale definizione. In altri posti e altri tempi, persino criminali incalliti avrebbero ignorato quel padre ritenendolo fuori dalla loro arena di competizione. Ma questi individui sono senza codice, senza vergogna: violenti che fanno della violenza il fine stesso della loro esistenza frustrata.

La Psicologia Cieca del Branco

In questi soggetti ha agito completamente la psicologia delle folle nella sua forma cieca più assoluta. Nel branco l’identità individuale si dissolve: subentra la deindividuazione, la responsabilità si frammenta e l’empatia – probabilmente già prossima allo zero – si annulla completamente, attraverso processi di disimpegno morale e deumanizzazione della vittima.

Sono soggetti che già nel momento in cui stavano assalendo la vetrina stavano dando sfogo alla loro frustrazione, alla rabbia repressa, alla loro incapacità di integrare un sé. Un disagio che nasce da un analfabetismo logico-emotivo profondo e dall’assenza di coordinate gerarchiche o figure maschili positive di riferimento. 

Non avendo accesso agli strumenti per costruire uno status sociale reale, riversano la loro necessità di dominanza nell’unica valuta che conoscono: l’intimidazione fisica e la logica predatoria della strada.

Quando invece è arrivato il richiamo, per loro non è stato un disturbo come i media o alcuni psicologi potrebbero inquadrare. Io soggetti così li ho visti con i miei occhi, li conosco da vicino, so come ragionano: loro non aspettavano altro, volevano quello. Puntavano a un’escalation di violenza. Le bottiglie alla vetrina erano l’esca per far nascere un conflitto su cui esercitare violenza e frustrazione, ed ecco che Giacomo purtroppo ha abboccato all’amo.

L’Illusione della Sicurezza e l’Errore di Lettura

L’errore fatale di Giacomo non è stato morale, ma percettivo: ha agito all’interno di un frame civile in un contesto che era già diventato predatorio.

Bongiorni è intervenuto per difendere il cognato. In quel momento, Giacomo ha applicato le regole del contratto sociale moderno — basato sull’educazione e sul rispetto dei beni comuni — a un branco che agiva secondo la logica del dominio territoriale. È un errore fatale che si ripete costantemente nella società civile odierna.

  • L’errore di lettura: Egli si aspettava che un richiamo civile generasse vergogna o scuse.
  • La realtà del branco: Per quei giovani, un adulto che impone regole è uno sfidante che mina il loro status gerarchico davanti ai compagni.
  • La trappola: Quello era l’esca per portare lo sfogo ad un punto di violenza maggiore contro soggetti che avrebbero incarnato momentaneamente tutto ciò che fa loro pressione. L’adulto educato, integrato e normativo rappresenta ai loro occhi il sistema che li esclude; aggredirlo significa ribaltare momentaneamente la piramide sociale, riprendendosi con la brutalità un senso di importanza altrimenti negato.

L’Acceleratore Biologico: La Presenza della Compagna

A questa lettura si aggiunge un ulteriore, letale fattore scatenante: la presenza della compagna di Giacomo. Da una prospettiva di psicologia evoluzionistica, un uomo accompagnato dalla propria donna è biologicamente cablato per rispondere alle minacce territoriali in modo più assertivo. L’istinto protettivo e la necessità inconscia di non mostrare debolezza irrigidiscono la postura difensiva maschile, rendendo più difficile il disimpegno verbale o la ritirata strategica.

Parallelamente, la presenza della donna funge da moltiplicatore per l’aggressività predatoria del branco. Abbattere un maschio adulto di fronte alla sua compagna e alla sua prole rappresenta il trofeo gerarchico supremo. L’umiliazione dell’avversario viene massimizzata, elevando esponenzialmente lo status dei giovani aggressori all’interno della loro tribù. In quel contesto, la presenza del nucleo familiare non ha inibito il branco, ma ha fornito loro il palcoscenico perfetto per affermare la propria dominanza bruta.

Il Costo Asimmetrico

Bongiorni e il cognato, brave persone di certo, hanno commesso una grave ingenuità e rischiato il proprio capitale biologico e la stabilità del proprio nucleo familiare per difendere una vetrina, un oggetto inanimato di fronte al quale avrebbero dovuto semplicemente cambiare lato della strada.

L’amara verità è questa: quando sei con un figlio di 11 anni, la tua missione primaria non è il decoro urbano, ma la protezione della tua linea di sangue. Ignorare quella vetrina non sarebbe stata vigliaccheria, ma intelligenza operativa.

La Falsa Percezione del Reale

Purtroppo, molte persone che conoscono poco certe dinamiche e mondi borderline oggi vivono in un’anestesia cognitiva, convinte che trovarsi dalla parte della ragione costituisca uno scudo fisico contro la violenza. È la fallacia del mondo giusto: l’idea che comportarsi bene conduca necessariamente a esiti favorevoli, come se esistesse una corrispondenza automatica tra condotta morale e ricompensa.

Ma elementi del genere non conoscono regole, senso civico, rispondono alla violenza e all’aggressività primaria. In quella circostanza non si può ragionare in termini morali, ma in termini di azioni e conseguenze.

  • Se la violenza è diretta verso di te o i tuoi cari: la neutralizzi con massima brutalità. Non puoi fare altrimenti.
  • Se la violenza è diretta verso una vetrina: cambi lato della strada, porti la tua famiglia al sicuro e, se proprio vuoi fare il cittadino modello, chiami la polizia da distanza di sicurezza. Leggi il contesto.

La civiltà è una sottile patina che si scrosta non appena entra in gioco la dinamica del branco. Giacomo ha agito da “buon cittadino”, ma in un territorio intrinsecamente ostile, l’idealismo civico può trasformarsi in un martirio inutile per motivi futili.

Non bisogna mai ingaggiare scontri asimmetrici — uno contro molti — dove le probabilità di annientamento superano di gran lunga qualsiasi gratificazione dell’ego o desiderio di ripristino dell’ordine.

Conclusione

Sul piano processuale, l’inchiesta farà il suo corso incrociando referti autoptici e telecamere per stabilire le responsabilità penali. Ma le aule di tribunale offrono solo un’illusione di riparazione: non resuscitano la vittima.

In un mondo giusto ed equo, un uomo perbene come Giacomo Bongiorni sarebbe ancora tra noi. La sua morte è un fallimento totale, il collasso di una società su molteplici livelli. Alla sua famiglia e, in particolar modo, al figlio che ha dovuto assistere all’orrore, va il nostro rispetto e una sincera vicinanza per una perdita devastante.

Eppure, il cordoglio non deve annebbiare l’analisi. La realtà dei fatti ci impone di prendere atto che non possiamo cambiare il mondo o sperare di rieducare chi vive di violenza applicando i nostri codici morali. L’unica opzione per l’individuo consapevole è l’adattamento. Dobbiamo operare in questo ecosistema per quello che è, facendo del nostro meglio esclusivamente per proteggere le persone del nostro gruppo, della nostra famiglia.

Dobbiamo allenarci a farci trovare pronti: leggere le anomalie ambientali in anticipo, mappare le minacce prima dell’escalation ed effettuare veloci, precisi calcoli strategici per decidere l’azione corretta. Perché alla fine, spogliati di ogni sovrastruttura ideologica, ciò che conta davvero è portare a casa la propria pelle e quella di chi amiamo.

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