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Lonate-Pozzolo: Muore Criminale dopo una Rapina Fallita. Analisi dell’Evento

Gli eventi in breve

Mercoledì 14 gennaio 2026, ore 11:00.

Il silenzio residenziale di via Montello, a Lonate Pozzolo, viene infranto dal rumore di un vetro che cede. È il momento esatto in cui Adamo Massa, 37 anni e un curriculum criminale consolidato, decide di violare il perimetro della villetta della famiglia Rivolta insieme a due complici.

All’interno, Jonathan Rivolta, 33 anni, ricercatore universitario. Svegliato dai rumori, scende al piano terra e intercetta fisicamente la minaccia: Rivolta viene colpito al volto, incassa, ma reagisce. A portata di mano ha un coltello da trekking.

Lo scontro dura pochi secondi: due fendenti raggiungono Massa al torace e la dinamica si inverte istantaneamente. I complici scappano; caricano il ferito su un’Audi con targa clonata, ma la priorità non è la salvezza del “socio”, bensì la fuga. Percorrono venti chilometri in quindici minuti, scaricano il corpo ormai agonizzante davanti al Pronto Soccorso di Magenta e si dileguano nel nulla.

Massa muore poco dopo. Per la Procura di Busto Arsizio, allo stato attuale, la lettura è univoca: Jonathan Rivolta non viene iscritto nel registro degli indagati. Si procede per legittima difesa.

Uno spazio di consulenza mirata, dedicato all’analisi delle dinamiche relazionali. Qui si affrontano rotture, manipolazioni psicologiche e scenari complessi con le donne, con strategie specifiche costruite sul singolo caso.

Analisi degli eventi

Analizziamo la realtà nuda e cruda di quello che è successo a Lonate, spogliata dalla retorica garantista, dal piagnisteo mediatico e dalle sovrastrutture morali che la società impone per nascondere la sua natura brutale.

Dei soggetti malintenzionati hanno violato il perimetro territoriale di un altro soggetto per estrarre risorse.

In natura, quando violi la tana di un altro animale, accetti il rischio implicito di essere neutralizzato.

Il concetto di “casa” è l’estensione moderna della tana: non esistono “diritti umani” quando tre sconosciuti entrano nel tuo perimetro di notte mentre sei vulnerabile.

In quel momento, il contratto sociale è sospeso e vigono le leggi della natura: chi domina il contesto, sopravvive.

Jonathan Rivolta non ha agito per “cattiveria”; ha agito per istinto di conservazione. Il suo cervello ha attivato la risposta fight (combatti) invece di flight (fuggi). Ha difeso il territorio. Tutto il resto è chiacchiera da salotto.

Adamo Massa non è una “vittima”: è un criminale che ha fallito il suo risk management. Il crimine predatorio è una strategia evolutiva ad alto rischio e alto rendimento. I parassiti sociali (ladri, rapinatori, truffatori) scommettono sulla passività della preda; scommettono nella paura della vittima al punto da renderlo inerme. Scommettono di potere sopraffare con la forza, oppure sull’ingenuità, come ha fatto in passato truffando anziani in buona fede.

Peccato: Massa ha fatto una scommessa sbagliata.

Ha trovato un soggetto che ha reagito, che aveva a portata di mano un moltiplicatore di forza (il coltello da trekking). Game over.

Se giochi a fare il lupo, non puoi lamentarti se trovi un orso.

La morte di Massa è il costo operativo del suo stile di vita da parassita.

La frase del cugino della vittima (“era lì per lavorare”) è l’apoteosi del delirio: tentano di normalizzare il parassitismo equiparandolo alla produzione. È un insulto all’intelligenza logica.

La società moderna cerca di convincerti che la violenza non è mai la soluzione. Falso.

La violenza è l’autorità suprema da cui derivano tutte le altre autorità (lo Stato ne ha il monopolio). Quando la diplomazia fallisce, quando le serrature saltano, quando la legge è lontana 15 minuti (il tempo di arrivo di una pattuglia), la violenza è l’unica cosa che conta per difendersi e imporsi.

Rivolta ha esercitato violenza nel suo microcosmo perché era l’unica risposta sensata in quella situazione. Non ha delegato la sua sicurezza allo Stato: ha risolto l’asimmetria (3 contro 1) utilizzando uno strumento (coltello) e l’aggressività necessaria. Se non avesse avuto quella prontezza, oggi staremmo parlando di un ragazzo pestato a sangue nella sua stessa cucina. Nella migliore delle ipotesi.

Meglio un cattivo processo che un bel funerale.

I complici di Massa, infine, lo hanno scaricato come un sacco di immondizia davanti all’ospedale dopo averlo fatto dissanguare per 20 chilometri. Sono loro i veri responsabili della sua morte, secondo la logica del branco: hanno priorizzato la fuga (salvare se stessi) rispetto alla vita del loro “socio”. Questo la dice lunga sulla lealtà in quegli ambienti: inesistente.

Massima solidarietà a Jonathan Rivolta, che ha vissuto minuti concitati in cui una rapina poteva trasformarsi in morte in pochi secondi. Se non si fosse difeso, oggi potremmo raccontare un’altra storia. Ma così non è stato. Fortunatamente.

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