L’imprevedibilità Del Futuro

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Il filosofo David Hume riflette sul fatto che spesso ragioniamo in base a ciò che è stato osservato in passato e lo applichiamo a ciò che sarà osservato in futuro. Questo tipo di ragionamento è chiamato “inferenza induttiva”.

Ha perfettamente senso ragionare in questo modo: è nella nostra natura dedurre che le regolarità osservate come valide in passato continueranno ad esserlo anche in futuro.

Dobbiamo però considerare una certa dose di imprevedibilità. Eventi che non si sono mai verificati prima d’ora possono coglierci impreparati.

Ti faccio un esempio per comprendere meglio.

Se costruissi un edificio in una città a rischio sismico, andando a rinforzare la struttura dello stesso, tenendo conto solo del terremoto più forte mai registrato nella zona, questo non sarebbe comunque al riparo da un ipotetico terremoto ancora più forte, che non si è mai verificato, ma che potrebbe verificarsi in futuro.

In un certo senso, affidarsi solo al passato senza considerare l’imprevedibilità del futuro, può rivelarsi fatale. Ci dà un illusorio senso di sicurezza e potere.

Ad esempio, solo a seguito di attentati come quello alle torri gemelle del 2001, le misure di sicurezza negli aeroporti sono diventate più forti e stringenti.

Questa componente di imprevedibilità ci terrorizza perché sfugge al nostro controllo.

Per farci trovare pronti dobbiamo:

  • Ipotizzare la possibilità di esistenza di fatti, realtà, eventualità, imprevisti, situazioni, che non si sono mai verificate.
  • Comprendere che alcune certezze possono non esserlo più da un giorno all’altro, ed è necessario riprocessare le proprie credenze.
  • Reagire non solo sulla base di schemi di prevedibilità, ma mettersi piuttosto nella condizione di poter immaginare scenari diversi da quelli ipotetici già preordinati e appresi dalla nostra mente nel corso delle esperienze passate.
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"Ciò che si decompone non può rigenerarsi, ma può solo rinascere sotto altre forme"

Aldo Petrillo
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