Capire Le Donne
Casanova non leggeva manuali - appunti sparsi sulla seduzione e la natura maschile
Storie d’amore lasciano scie di dolore, sofferenza, cicatrici profonde, ma anche passione: un tempo sospeso, come se venisse rallentato e compresso in ore notturne che lasciano fuori la città. Sesso, gelosia, ferocia, tenerezza. Sono, a volte, quelle relazioni indomabili che caratterizzano gli anni che crediamo infiniti, quando, a vent’anni, crediamo che il mondo sia nostro senza possedere nulla e di sapere troppo senza sapere niente. Le idee sono nette, a volte semplici, ma proprio per questo talvolta pericolose, perché possono essere assunte come principi cardinali dell’esistenza, senza temere assurde ripercussioni. E poi quelle ripercussioni ci sono. È in queste relazioni che il dolore e la sofferenza assumono una dimensione fisiologica e viscerale, costituendo la materia viva delle nostre storie e creando il patrimonio di sapere della seduzione maschile, che non si basa su manualetti ma sull’esperienza empirica con la mente femminile.
Come si arriva a spingere una donna a essere qualcosa che lei non credeva possibile? Come la si porta a sentirsi viva, animale, e ad abbandonarsi a te nel modo più totale possibile? E cosa diventi, allora, ai suoi occhi? Non sei solo un uomo, in quel momento: lì fuori ce ne sono tanti e una donna sa che potrebbe averli, ma sei qualcos’altro. Sei la porta di accesso alla sua identità profonda. Puoi esserlo per i suoi lati più virtuosi o più perversi. Un po’ come nell’Ercole al bivio di Carracci, tra perdizione e virtù, solo che qui è la donna a trovarsi al posto di Ercole. Tu puoi orientarla, spingendola a vivere esperienze che con te assumono un carattere particolare, fino magari a esplorare possibilità che prima non aveva contemplato.
Per una donna bisogna considerare che, soprattutto in gioventù, la personalità non è ancora del tutto formata. È inserita in un flusso che tende a essere recettivo a influenze e punti di riferimento che possono essere integrati come parte della propria essenza. Dentro di lei convivono possibilità differenti: radici e declinazioni della stessa persona che, a seconda delle esperienze e degli incontri, possono svilupparsi in una direzione piuttosto che in un’altra.
Ci troviamo spesso, inoltre, in una configurazione nella quale le donne preferiscono uomini leggermente più grandi — due, tre, quattro anni, con variazioni legate all’età e al contesto — e questo crea un’asimmetria nelle esperienze accumulate, oltre al fatto che le donne, per quanto non si voglia ammettere, cercano la leadership maschile, non vogliono guidare e, anche quando sembrano volerlo fare, cercano uomini che non glielo lasciano realmente fare. La differenza è sottile ma essenziale. Soprattutto nella loro fase impetuosa sembrano ingestibili per il 99 per cento degli uomini: cercano in realtà guida, forza e leadership maschile. Questo significa possedere un enorme potere. L’uomo può plasmare l’anima stessa della donna e indirizzarla verso determinati mondi ed esperienze anziché altri. Molte donne, non sapendo ancora pienamente che cosa sono o che cosa desiderano diventare, cercano nell’uomo una sorta di mediatore per definire se stesse: si osservano attraverso il suo sguardo e attribuiscono un peso determinante al suo giudizio. La voce dell’uomo diventa parte della loro voce interna.
È precisamente in questa zona liminale dell’identità che alcuni manipolatori riescono a inserirsi. Intercettano donne che stanno cercando una risposta su se stesse e le conducono verso risposte congeniali soprattutto alle proprie esigenze. Qui passa il confine, spesso molto sottile, tra manipolazione e persuasione. La manipolazione piega quella ricerca in una direzione vantaggiosa per chi la esercita; la persuasione, invece, può anche assumere la forma di una risposta reale a un’esigenza già presente. In quest’ultimo caso, l’incontro con un uomo può aiutare una donna a comprendere più chiaramente una parte di sé attraverso l’esperienza vissuta con lui.
Il confine rimane sottile perché non è vero che, ogni volta che una donna soffre, allora è stata necessariamente manipolata, come purtroppo spesso si tende a narrare. Perché purtroppo il mondo delle relazioni è stato dominato da uno sguardo terapeutico e femminile. In realtà può accadere, per esempio, che una donna apparentemente molto orientata alla stabilità relazionale, rispettosa delle regole e aderente a un codice ordinato e ortodosso, manifesti al tempo stesso esigenze più perverse, ambivalenti e conflittuali. Un uomo che si trova in una fase fortemente esplorativa e sessuale della propria esistenza può intercettare proprio quell’esigenza, benché nella donna essa sia filtrata da un conflitto interno.
In questo caso, l’uomo può condurla dentro un campo di trasgressione, depravazione e condivisione di un mondo diverso, con tutte le conseguenze che possono emergere successivamente. Non soltanto sofferenza, ma anche piacere intenso, eccesso, passione. Alcune storie sono precisamente questo: fuochi ardenti che bruciano con violenza e si consumano rapidamente. È parte del gioco, del disegno della vita e della seduzione, è parte delle storie passionali, nelle quali possono entrare anche il rimpianto (regret) e il rimorso. Poi, quando la donna rientra negli schemi dai quali si stava allontanando, tende a rinnegare il cambiamento.
Applicare a queste dinamiche uno schema stabile e prevedibile — se c’è sofferenza, allora c’è stata manipolazione — significa adottare una lettura eccessivamente semplicistica e banale. Ma c’è differenza tra studiare le relazioni sui libri e portarsi dentro mondi di esperienza da poter narrare. La questione è più complessa, soprattutto quando l’uomo attraversa un momento della propria vita nel quale sente l’esigenza di massimizzare le possibilità disponibili, mentre la donna tende maggiormente a massimizzare i propri criteri di selezione. Anche quando vive numerose avventure, per lei quella condizione raramente rappresenta la scelta primaria: si rivela più che altro una sorta di palliativo che comporta un costo psicologico ed emotivo significativo.
Tendenzialmente, dunque, la donna cerca di massimizzare la qualità della selezione, scegliendo l’uomo che considera migliore; l’uomo, soprattutto nella fase esplorativa, tende invece a massimizzare il numero e la varietà delle esperienze. I desideri dell’uno e dell’altra prendono così direzioni diverse. L’uomo può lasciare dietro di sé più cuori spezzati non necessariamente perché sia un manipolatore, ma perché si trova in una fase esistenziale incompatibile con le aspettative che alcune donne proiettano su di lui.
Questo vale in particolare per l’uomo che riesce a collocarsi in una condizione di abbondanza. Il sistema della selezione non distribuisce infatti l’accesso in modo simmetrico: se un uomo entra nell’insieme ristretto degli uomini maggiormente selezionati, tenderà a ricevere ancora più occasioni, mentre altri non hanno accesso affatto. Una volta entrato in quella cerchia, l’abbondanza tende ad autoalimentarsi e l’uomo, trovandosi davanti a più possibilità, può essere spinto a massimizzarle.
Quando queste esperienze producono conseguenze negative, la donna può successivamente classificare quell’uomo come tossico o disfunzionale. Questo giudizio non è automaticamente vero, ma neppure automaticamente falso: dipende dai comportamenti concreti e dai criteri utilizzati per valutarli. Ma l’errore più grande è assumerlo come realtà solo attraverso la testimonianza femminile.
Un manipolatore, per esempio, può simulare sentimenti che non prova allo scopo di ottenere sesso. In quel caso il gioco è truccato alla radice, perché in modo machiavellico ogni parola, ogni gesto e ogni strategia vengono impiegati in maniera puramente strumentale e diretta soltanto a ottenere ciò che vuole. Ma l’uomo che vive in abbondanza non promette necessariamente ciò che non intende offrire. Talvolta è la donna a convincersi di poterlo condurre verso il terreno dei sentimenti stabili, mentre lui vive l’incontro in maniera passionale, giocosa ed esplorativa. Per un ragazzo di 25 anni, nel suo prime, è perfettamente plausibile che desideri una relazione stabile meno di una coetanea.
Naturalmente l’uomo non si presenta dicendo brutalmente: «Voglio soltanto sesso da te». Entra nella relazione, partecipa al gioco, vive la passione e la reciprocità di quel momento. Non agisce necessariamente in maniera matematica o meccanica, come se seguisse un protocollo finalizzato a ottenere un risultato. Può essere realmente coinvolto nell’esperienza senza che questo coinvolgimento comporti una promessa di stabilità. La differenza decisiva consiste nel non utilizzare sentimenti simulati per costruire artificialmente un legame e ottenere sesso.
Anzi, la manipolazione sentimentale è spesso una strategia povera che l’uomo che vive in abbondanza non usa. L’uomo che vive davvero in una condizione di abbondanza non detesta le donne, anzi le brama: in un certo senso le ama. Non in senso romantico classico o sottomesso da “simp”, ma perché ama profondamente il tempo trascorso con loro, il loro mondo e l’esperienza complessiva della loro compagnia. Il sesso non costituisce l’intero percorso: ne è l’apice, il coronamento e l’esito finale. L’uomo che è in abbondanza ne accetta le illogicità, le contraddizioni e accetta la loro forma umana.
La fase esplorativa, quindi, non coincide con un protocollo applicato alle donne. È un’esperienza che si allarga attraverso l’incontro con più donne. È anche una declinazione della natura maschile.
Prendiamo, per esempio, un artista italiano come Franco Califano. È sempre stato rappresentato come un uomo che frequentava molte donne, eppure era, di fatto, un romantico: un uomo che amava le donne attraverso l’esperienza concreta del mondo femminile, nonostante il carattere talvolta conflittuale di quel rapporto. È la figura del Casanova inteso non semplicemente come collezionista sessuale, ma come amante del femminile e dell’intera gamma di esperienze vissute con le donne: una gamma che culmina nel sesso.

«Il sesso non costituisce l’intero percorso: ne è l’apice, il coronamento e l’esito finale».
Questo non significa idealizzare le donne. Significa registrarne la complessità, riconoscendo che la conflittualità appartiene al disegno stesso della seduzione. Le logiche distorte che spesso entrano nella seduzione in realtà non sono distorte rispetto a quella dimensione della seduzione. Le messe alla prova, le contraddizioni e le situazioni ambigue entrano frequentemente nel gioco seduttivo e vengono accettate come parte di esso, anziché percepite come elementi estranei che non dovrebbero esistere.
Molti uomini si domandano: «Perché lei si comporta così? Non ha senso». In realtà quel comportamento può avere perfettamente senso nella dimensione specifica della seduzione, anche quando non ne avrebbe in un altro contesto.
Quando l’uomo attraversa una fase esplorativa e cerca di massimizzarla, inizia a innamorarsi del mondo femminile nel suo complesso. Lo attraversa, lo osserva e lo vive. Dall’altra parte, però, possono prodursi fraintendimenti, incomprensioni e asimmetrie d’investimento. Proprio per conservare una parte del desiderio, l’uomo si trova spesso a dover mantenere le redini della dinamica. Statisticamente si crea così una configurazione nella quale è più frequentemente la donna a investire maggiormente.
Nella donna, infatti, l’investimento può intensificarsi proprio quando non esiste ancora certezza: l’ambiguità, la difficoltà e lo sforzo necessario alimentano un vero e proprio struggle interiore che diventa parte fondante del desiderio. È possibile costruire, a questo proposito, un parallelismo simbolico e fisiologico con l’atto sessuale: nella penetrazione, la donna prova un piacere che è commistione con il dolore, mentre l’uomo prova un piacere che è commistione con il recare dolore. Anche sul piano psicologico si ripresenta, in altre forme, questa medesima e cruda polarità.
Questi concetti non sono formule matematiche o leggi universali. Servono a comprendere in che modo la psiche maschile e quella femminile possano intersecarsi nei mondi oscuri della seduzione.
Durante la fase esplorativa l’uomo tende quindi a massimizzare le esperienze. Quando passa a una fase selettiva, restringe invece il campo verso figure che potrebbero rispecchiare il profilo della madre dei propri figli o, più in generale, della compagna adatta a una relazione di lungo termine. Comincia allora a cercare qualità diverse, maggiormente compatibili con la costruzione di una famiglia o di un progetto stabile.
Le qualità che attraggono nella fase selettiva, però, non coincidono necessariamente con quelle che risultano interessanti nella fase esplorativa. In quest’ultima possono emergere profili di donne che l’uomo non sceglierebbe come compagne di lungo termine, ma che contribuiscono ad ampliare la sua conoscenza del mondo femminile. Questa varietà di esperienze gli permette anche di costruire progressivamente i propri criteri di selezione in vista della scelta successiva. È come se l’uomo vivesse queste due dimensioni in momenti differenti della propria vita.
Il problema nasce spesso quando un uomo si convince che una determinata donna sia adatta alla relazione di lungo termine e alla creazione di una famiglia sulla base di criteri che quella donna, in realtà, non possiede; oppure quando la donna stessa ritiene di dover corrispondere a un modello prestabilito, avere una famiglia e comportarsi in un certo modo, pur senza riconoscersi davvero in quella struttura. È qui che possono emergere tradimenti, conflitti e fallimenti relazionali: il rapporto viene costruito sopra requisiti immaginari, attribuiti al partner ma mai realmente verificati.
Paradossalmente, alcune relazioni che accettano una certa promiscuità come parte del proprio disegno possono durare più di forme apparentemente tradizionali. Non perché siano in assoluto migliori, ma perché, con tutti i compromessi che comportano, possono adattarsi meglio alla dinamica reale delle persone coinvolte. Una donna che un uomo non considererebbe la madre perfetta dei suoi futuri figli o la compagna ideale all’interno di un modello tradizionale potrebbe invece essere perfettamente compatibile con una relazione fondata fin dall’inizio su criteri differenti.
Anche una relazione del genere può durare, ma richiede conoscenza di sé, esplorazione del mondo femminile e comprensione dei propri criteri. Richiede inoltre un livello di esperienza che difficilmente si possiede quando si è giovani e alle prime relazioni.
Per questo l’uomo tende ad attraversare una fase esplorativa, quando ne ha la possibilità. Chi riesce a viverla e a sviluppare attraverso di essa una maggiore consapevolezza può trovarsi avvantaggiato. Molti uomini privi di esperienza, quando entrano finalmente in una relazione, finiscono invece per rimanere incastrati in rapporti che non li soddisfano o ai quali si aggrappano per carenze affettive. Possono così ritrovarsi dentro relazioni difficili e matrimoni falliti anche perché non hanno mai costruito criteri adeguati per distinguere una relazione compatibile da una incompatibile.
Per arrivare a una determinata attitudine è probabilmente necessaria anche una predisposizione di base: una maggiore capacità di osservare, essere ricettivi e riconoscere determinati comportamenti. Tuttavia, la predisposizione non basta. Uno dei problemi più diffusi tra gli uomini è precisamente la mancanza di dubbio e di autocritica, accompagnata da un’eccessiva sicurezza (overconfidence) che impedisce di ricavare dalle esperienze una conoscenza vera.
L’esperienza diventa utile soltanto quando permette di costruire pattern associativi. È così che funziona gran parte dell’apprendimento: l’uomo non deve ricostruire ogni volta da zero le proprie mappe mentali, perché sviluppa progressivamente una sorta di intuito esperto. Nella fase seduttiva non ci si può fermare a riflettere razionalmente, secondo per secondo, sulla risposta corretta o sulla cosa giusta da fare. Sono le esperienze precedenti ad aver fornito gli strumenti e le associazioni necessarie per muoversi con naturalezza.
Questo processo presuppone inevitabilmente degli errori. Spesso si teme talmente tanto di sbagliare da impedire alla stessa esperienza di formarsi. Ma l’errore, quando rimane entro una misura funzionale e fisiologica anziché diventare distruttivo, consente di affinare sempre di più la percezione e di costruire quei pattern associativi che, con il tempo, diventano competenza.