Etica: esistono principi universali?

Catapultati in una dimensione che affonda le radici in congetture a noi ignote, siamo legati a circostanze e fattori che vanno aldilà della nostra barriera conoscitiva e sui quali non possiamo avere alcuna influenza.

Sulla base di tali consapevolezze, è possibile avere una visione oggettiva dei fenomeni che ci circondano? Possiamo realmente discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato? Esistono universalmente comportamenti da prediligere rispetto ad altri?

UNA PRIMA ANALISI

Per tentare di rispondere a queste domande è necessario in primis analizzare la nostra condizione umana e, di conseguenza, l’influenza che ha sulla nostra mente tutto ciò che avviene attorno a noi. Dal punto di vista etico siamo, soprattutto nella prima fase della nostra vita, tendenti ad abbracciare quei valori ai quali veniamo educati, radicati nel contesto storico e socio-culturale in cui nasciamo.

Crescendo, attraverso nuove esperienze, abbiamo la possibilità di allargare i nostri orizzonti ed esaminare in maniera sempre più approfondita i vari fenomeni.

Premettendo che al di fuori dell’ambito scientifico non esistano certezze assolute, è possibile avere una visione totale ed oggettiva in qualunque altro contesto?

Considerando che, le valutazioni che noi facciamo e riteniamo oggettive sono sempre necessariamente circoscritte alle circostanze ed alle esperienze che noi, fino a quel momento, abbiamo vissuto, la risposta sembrerebbe essere no.

RELATIVISMO ETICO

Questa consapevolezza scatena conseguenzialmente un dubbio, se non è possibile avere una visione assoluta in relazione ad azioni o fenomeni, non è possibile neanche definire universalmente ciò che è giusto e ciò che è sbagliato?
A tal proposito sono state rilasciate numerose teorie. Per migliaia di anni, e ciò avviene spesso ancora oggi, l’uomo ha fondato la propria morale sulla base di dottrine religiose. Tra i primi filosofi a scardinarsi da tale concezione abbiamo i Sofisti, movimento sviluppatosi nell’Antica Grecia che, attraverso il “Relativismo Etico”, affermava di rifiutare l’esistenza di principi immutabili nel comportamento morale.

I Sofisti rimarcavano molto il potere della parola, specialmente nello scenario democratico della polis greca; dove, attraverso spiccate doti di oratoria, si poteva far prevalere un concetto rispetto ad un altro ottenendo il supporto dell’opinione pubblica. Ciò chiaramente valeva anche in ambito etico nel distinguere i comportamenti “buoni” da quelli “cattivi”.

IL RUOLO DEI SENSI

In considerazione di ciò, come facciamo a definire la natura morale di un azione o di un evento?

Per prima cosa è necessario considerare le modalità con cui l’uomo conosce e percepisce ciò che vive.

Come affermato da numerosi filosofi, tra cui Aristotele nella “Teoria della Conoscenza”, tutta la conoscenza nasce dai sensi.

Ciò ha valenza anche in relazione al nostro processo di analisi, in quanto la nostra mente elabora gli effetti che, attraverso i nostri sensi, un determinato fenomeno scatena nel nostro corpo.

Per cui possiamo definire sempre buono un comportamento che provoca in noi sensazioni positive? Assolutamente no!
In quanto ad animali razionali è nostro dovere tener conto anche dell’effetto che una nostra azione avrà sugli altri individui.

Prendiamo ad esempio l’amore sessuale, il quale provoca piacere nell’uomo; è comune pensare che in una società civilizzata debba avvenire con la consensualità di ambo le parti, al contrario di quanto avviene spesso in natura, poiché la forzatura al rapporto avrebbe effetti negativi su uno dei soggetti.

RIFLESSIONI FINALI

Chiaramente, vivendo in una società dove i conflitti di interesse sono all’ordine del giorno, è impossibile agire sempre in modo da non ledere mai né a se stessi né agli altri.

Per questo è necessario, tenendo conto dell’inesistenza di principi universali, al fine di costruire una buona linea morale e comportamentale, trovare attraverso ragionamento logico-razionale il massimo equilibrio tra noi stessi e il prossimo, tenendo, ovviamente, sempre conto delle leggi in vigore e della componente socio-culturale di quel determinato contesto.

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