Le ragazze laureate superano il numero dei ragazzi laureati

laureate

La retorica della vittima

Non c’è niente di peggio della retorica della vittima secondo la quale le donne abbiano più problemi rispetto agli uomini. Non riconoscere attualmente che anche gli uomini abbiano problemi peculiari causati dal fatto stesso di essere uomini è una grave forma di cecità intellettuale o, nel peggiori dei casi, una forma di disonestà intellettuale messa in atto volontariamente.

Non è una gara a chi è più vittima o a chi se la passa peggio. Gli uomini vogliono solo che questo tempio di ipocrisia crolli.

Il numero di laureate supera quelle dei laureati

Ultimamente si celebra il fatto che il numero delle laureate abbia superato il numero dei laureati. Come se questo fosse un gran risultato.

Quando ad essere in svantaggio sono gli uomini è un traguardo, quando ad essere in svantaggio sono le donne è un problema.

Non si indagano i motivi sociologici che portano le donne a laurearsi più degli uomini. Non se ne parla. Anzi viene strumentalizzata questa statistica per elogiare le capacità del sesso femminile. Non viene detto che gli uomini subiscono maggiore pressione sociale per quanto riguarda la ricerca attiva del lavoro, l’autorealizzazione, l’indipendenza economica – oltre a subire un maggiore stigma sociale sul fatto di vivere ancora con i genitori (o a carico dei genitori).

Inoltre un ragazzo che ha risorse economiche limitate, ha molte più difficoltà ad intraprendere una vita sociale attiva, a differenza delle sue coetanee che vedono questo come un minor impedimento, sia per i motivi sopracitati, sia per tanti altri motivi che tratterò in maniera più dettagliata in un altro post.

Sì sente spesso dire: “lasciate che le donne possano scegliere se essere mogli casalinghe o donne in carriera”, come se gli uomini abbiano possibilità di scelta. O lavori o vai in mezzo ad una strada.

La vergogna dell’università di Bari

(Ad ogni modo, è notizia di qualche giorno fa che l’università di Bari abbia abbassato le tasse per i corsi di laurea dove la presenza femminile è inferiore al 35 percento. Nonostante le donne iscritte all’Ateneo siano il 62% del totale. l’Università ha fortemente sostenuto questa iniziativa per favorire una più ampia partecipazione delle donne anche ai corsi di studio tradizionalmente maschili, per aprire la strada ad una sempre maggiore partecipazione delle donne in determinati ambienti di lavoro.
Iniziative come queste sono delle vere e proprie forme di discriminazione verso gli uomini e sono parte del progetto silenzioso di suprematismo femministoide.



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Aldo Petrillo

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