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Off-Grid: La Famiglia del Bosco come Minaccia Intollerabile al Sistema – ANALISI

Famiglia del bosco di chieti

Aspetti Salienti

L’Anarco-Tirannia dello Stato che esercita un controllo tirannico, capillare e spietato sui cittadini mansueti, rispettosi della legge e fiscalmente tracciabili.

E tollera, ignora o gestisce con lassismo l’anarchia criminale o le sacche di illegalità (le “orde” o i contesti degradati), perché intervenire lì richiederebbe costi politici, rischi fisici e violenza reale che lo stato post-moderno non vuole assumersi.

Vivere nel bosco, educare i figli fuori dal sistema scolastico statale e rifiutare il ciclo consumo-produzione è un attacco diretto alla legittimità del Sistema. La famiglia di Palmoli sta dicendo: “Non abbiamo bisogno di voi”. Questo è inaccettabile per il sistema. Il sistema educativo non serve solo a insegnare nozioni, ma a standardizzare la psiche dei futuri cittadini: socializzazione forzata, rispetto dell’autorità burocratica, conformismo.

Chi vive in contesti di estremo degrado o criminalità è spesso visto dal sistema come un “cliente” dei servizi sociali o un problema di ordine pubblico da contenere. Chi invece è capace e sceglie di uscire dalla griglia (off-grid), diventa una minaccia virale. Se la loro scelta avesse successo, altri potrebbero imitarla, erodendo la base imponibile e il controllo sociale.

Cronistoria

  • La famiglia è una coppia anglo‑australiana con tre figli che vive in una casa isolata nei boschi di Palmoli, Chieti, senza allacci a luce, acqua e gas, con stile di vita off‑grid e unschooling dichiarato.
  • Nel 2024 un’intossicazione da funghi porta al ricovero dei bambini, scatta il controllo dei carabinieri, la segnalazione ai servizi sociali e la sospensione della responsabilità genitoriale, pur lasciando i minori con i genitori.
  • A novembre 2025 il Tribunale per i minorenni dell’Aquila dispone il trasferimento dei tre minori in comunità educativa “per un periodo di osservazione”, con sospensione della responsabilità genitoriale e nomina di un tutore esterno; la madre viene ammessa a stare con loro nella struttura.
  • Parallelamente quasi 31.000 persone firmano una petizione per “tenere unita la famiglia nel bosco”, ma questo non ha alcun peso effettivo sulla decisione giudiziaria.

ANALISI DETTAGLIATA

Perché lo Stato colpisce il soft target?

Lo Stato interviene duramente dove il costo di repressione è minimo e il segnale politico è massimo: una famiglia bianca, non violenta, identificata, fiscalmente tracciabile, priva di reti criminali o capacità di conflitto simmetrico.​

Quartieri ad alto tasso di criminalità, micro‑mafie locali, occupazioni abusive e sacche di degrado vengono spesso “gestiti” in chiave emergenziale, con tolleranza selettiva, perché ogni intervento duro genera rischio fisico per gli operatori e costo politico immediato.

Una famiglia off‑grid è invece perfetta come bersaglio esemplare: altamente simbolica, logisticamente vulnerabile (un casale nel bosco), nessun rischio di guerriglia urbana, zero ritorsioni collettive; l’azione repressiva manda un messaggio disciplinare al ceto medio:
“non uscite dalla griglia”.

Attacco alla legittimità del Sistema

Vivere senza utility, fuori dal ciclo consumo‑produzione urbano, educare i figli con unschooling e rifiuto della scolarizzazione di massa (asili nido, scuole pubbliche) erode la narrativa fondamentale dello Stato:
“solo dentro le nostre istituzioni puoi vivere bene e in sicurezza”.​

Il modello scolastico obbligatorio è standardizzazione cognitiva: ritmi imposti, obbedienza a figure burocratiche, interiorizzazione della norma come vincolo morale, accettazione della sorveglianza continua come normale.​

Una famiglia che dimostra, anche solo potenzialmente, che si può crescere bambini, bilingui, funzionali, senza scuola, senza città, senza mercato dei consumi, crea una “proof of concept” pericolosa: se funziona per uno, altri potrebbero imitarla.​

Figli come asset del super‑organismo

In logica evolutiva, la famiglia K‑selected che investe massimo in pochi figli, con alto investimento parentale diretto. Lo Stato moderno tende a sostituirsi come meta‑genitore, gestendo salute, istruzione, socializzazione e valori.​

Con la scolarizzazione obbligatoria, i minori vengono sottratti per la maggior parte della giornata al controllo parentale e immersi nel frame valoriale della burocrazia statale: che cosa è “normale”, che cosa è “sicuro”, chi ha autorità e chi no.​ Mentre i genitori conformi vengono spremuti come limoni: svuotati della loro energia vitale per alimentare l’apparato produttivo, costretti a sostenere il mercato con consumi obbligati, ridotti a unità di estrazione fiscale e lavoro salariato.

L’allontanamento sancisce di fatto un principio implicito: la titolarità ultima sullo sviluppo psico‑sociale del minore appartiene allo Stato, i genitori sono delegati revocabili che perdono il mandato se deviano troppo dal percorso ufficiale, anche senza maltrattamenti diretti.​

Il linguaggio orwelliano della “protezione”

“Struttura protetta”, “comunità educativa”, “periodo di osservazione”: usano queste parole per indicare il luogo dove i bambini sono stati trasferiti… Linguaggio burocratico-terapeutico che trasforma la violenza istituzionale in procedura sanitaria, il sequestro in protezione, la rottura dei legami di attaccamento in “intervento nell’interesse del minore”

Quei bambini passano da un contesto di attaccamento forte, natura, routine familiare non standardizzata, a un ambiente istituzionale regolato, con turni, protocolli, osservazioni, colloqui, dove ogni comportamento diventa dato da classificare.​

La protezione che interessa al sistema non è dall’amore “sbagliato” dei genitori, ma dal rischio che quei bambini crescano come adulti non conformi, con imprinting diverso rispetto alla matrice urbana‑consumista dominante.

Anarco‑Tirannia dello stato

In molti contesti urbani degradati, minori crescono in presenza di violenza domestica, abuso di sostanze, dispersione scolastica, criminalità endemica, ma gli interventi di allontanamento sono relativamente rari, frammentari, tardivi.​

Esistono campi rom ai margini delle strade urbane, strutture permanenti di illegalità tollerata dove minori vivono senza scuola, senza documenti, senza tracciabilità anagrafica. Vengono sfruttati per prostituzione minorile, elemosina coatta, furti organizzati. Crescono dentro ecosistemi criminali che li trasformano da vittime a perpetratori.

Lo Stato osserva, cataloga, talvolta interviene con operazioni spot ad alto contenuto mediatico. Ma non smantella. Non rimuove. Non allontana con la stessa determinazione usata contro la famiglia nel bosco di Palmoli.

Quei minori non rappresentano un modello imitabile per il ceto medio. Nessun cittadino fiscalmente tracciabile guarderà a un campo rom pensando “voglio vivere così”. Zero rischio di contagio virale della devianza verso fasce produttive della popolazione.

Qui, invece, i legali stessi sottolineano che non si tratta di maltrattamenti, né di carenze sanitarie gravi: la sanità è garantita, i bambini sono seguiti, il nodo è la scelta radicale di unschooling e isolamento.​

Il sistema tollera meglio il caos interno ai ghetti che non la secessione silenziosa di famiglie competenti: il degrado produce “clienti” dei servizi sociali, dell’apparato penale, del welfare; l’autarchia sana non produce rendita di controllo né flussi economici intercettabili.​

L’anarco‑tirannia è esattamente questo: tolleranza verso l’anarchia criminale ad alta pericolosità e bassa tracciabilità, severità micrometrica contro i cittadini pacifici e visibili che deviano dai modelli di conformità.​

Lo Stato è un super‑organismo burocratico che difende il proprio monopolio sulla definizione di “vita accettabile”, usando strumenti giuridici contro chi propone modelli alternativi ma non violenti.​

Puoi essere marginale, deviante, persino criminale, purché resti interno alla scacchiera; ciò che è realmente intollerabile è costruire un’esistenza funzionale ma indipendente, che dimostri che lo stato non è indispensabile.​

L’errore strategico della famiglia

Questa famiglia ha giocato una exit strategy idealista con zero copertura di hard power: nessuna proprietà blindata, nessun network legale potente, nessuna opacità mediatica, totale visibilità emotiva e narrativa.​

Hanno reso la propria vita un simbolo, con petizioni, interviste, storytelling romantico sulla vita nel bosco: ottimo materiale per i media, pessimo per chi vuole passare sotto radar in uno Stato che considera l’uscita dal sistema come anomalia da correggere.​

Chi vuole realmente vivere off‑grid ha due strade: o possiede capitale economico e giuridico sufficiente per blindare la propria autonomia sul piano formale, o si dissolve nella statistica, invisibile, lontano da riflettori, social, petizioni e cause esemplari.​

Lo Stato non è un’entità neutra, è una struttura di potere che protegge sé stessa, prima ancora dei cittadini, e reagisce con forza quando qualcuno mostra che si può vivere fuori dal suo perimetro.​

il padre è stato allontanato

Il provvedimento del Tribunale dispone il collocamento dei minori in comunità educativa, specificando che con loro potrà restare la madre, mentre il padre resta fuori dalla struttura.​
Le relazioni tra genitori e figli vengono demandate ai servizi sociali, che “disciplineranno la frequentazione”, segno che il contatto col padre sarà concesso, filtrato e misurato come fosse un rischio da gestire.​

Si spezza il fronte: da un lato il padre isolato, delegittimato, con potere giuridico sospeso; dall’altro madre e figli “assorbiti” dentro l’apparato assistenziale, con la donna cooptata come figura di caregiving compatibile col sistema.​

Le relazioni tra genitori e figli vengono demandate ai servizi sociali, che “disciplineranno la frequentazione”, segno che il contatto col padre sarà concesso, filtrato e misurato come fosse un rischio da gestire.

Nella narrativa giudiziaria e mediatica la scelta di vita off‑grid viene attribuita soprattutto alla leadership del padre, ex chef che ha “portato” la famiglia nel bosco e impostato unschooling, rifiuto dei controlli e auto‑sufficienza.​

Il sistema isola il maschile guida (hard decision maker) e ingloba il femminile nel circuito protettivo‑assistenziale, trasformandolo in ponte tra Stato e figli; è la traduzione plastica dell’attacco sistemico all’archetipo del padre come centro del nucleo familiare. Il sistema lo vuole debole, marginale, esautorato. Il messaggio sotteso dalla vicenda è inequivocabile: il padre non può più permettersi il lusso, nemmeno simbolico, di essere l’asse portante della famiglia. Separare il padre è il modo più efficiente per stanare qualsiasi tentativo di “uscita dal sistema”.

Conclusione

Un’intossicazione da funghi non giustifica oggettivamente l’escalation a rimozione forzata dei minori, non in assenza di pattern documentati di negligenza grave o maltrattamento sistematico.

Se davvero la tutela del minore fosse il principio guida, lo Stato dovrebbe intervenire con la stessa spietatezza nei campi rom, nei contesti di degrado urbano, nelle famiglie dove violenza domestica e dipendenze sono croniche. Ma questo richiederebbe costi operativi reali, rischi fisici, conflitti politici. Quindi non accade.

Il sistema non può essere coerente nei fatti, ma può adattare la narrativa per sembrarlo: un incidente con funghi diventa “prova di incapacità genitoriale”, l’isolamento geografico diventa “privazione sociale”, l’unschooling diventa “negazione del diritto all’istruzione”. Il linguaggio si piega, la realtà resta invariata, tutti sono soddisfatti: i giudici hanno adempiuto al protocollo, i servizi sociali hanno giustificato la propria esistenza, l’opinione pubblica ha consumato la sua dose di indignazione controllata.

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